DIREZIONE ARTISTICA DELLA PRODUZIONE MUSICALE: la nuova avventura di Tony Carnevale

  

È il nuovo Laboratorio/Masterclass, diretto da Tony Carnevale, che partirà a breve presso il Conservatorio di Frosinone, e che prevede il riconoscimento di 10 crediti formativi.
Un Laboratorio nuovo e originale, che non parte dalla produzione musicale, ma da ciò che la rende necessaria: la nascita di un’idea artistica e lo sviluppo coerente di un’identità progettuale.
Questo laboratorio è anche il primo a occuparsi in modo esplicito e strutturato della formazione della figura del “Direttore della Fissazione”, oggi riconosciuta nell’ambito del NUOVO IMAIE come artista interprete-esecutore, con accesso ai diritti connessi.
Il racconto di questa nuova esperienza formativa dalle parole di Tony Carnevale:
“Prima o poi doveva succedere.
Non è un traguardo, ma una conseguenza naturale di un percorso iniziato molti anni fa, nel 2000, quando diedi il via al primo Laboratorio, in un Conservatorio, che si occupava della creazione e realizzazione di musica originale applicata. E proprio questa parola, la parola “originale”, era quella che si legava a una mia lunga ricerca, iniziata da adolescente e poi resa pubblica nel 1986 con i primi articoli sulla reazione umana al suono e sulla trasformazione dello stimolo acustico in “immagine” psichica.
Quella ricerca continua ancora oggi, dopo tanti articoli, nove libri pubblicati e oltre ventisei anni di prassi formativa nell’ambito dello sviluppo della creatività attraverso il linguaggio musicale, nel TC Journal (online su anora.it).
Dopo quei primi anni all’interno del Conservatorio, ho portato la formazione musicale e artistica anche in altri luoghi, meno blasonati, al di fuori dei contesti più strutturati, lavorando nelle scuole popolari, nei contesti aperti, spesso anche gratuitamente, mettendo al centro una cosa sola: lo sviluppo dell’identità artistica originale delle persone.
In tutti questi anni il lavoro non è stato quello di insegnare la musica nel senso tradizionale, ma di sviluppare una ricerca profonda sulla creatività, sulla psicodinamica dei processi creativi, sulla musica come linguaggio espressivo-rappresentativo dell’essere umano, un linguaggio non razionale, che appartiene in modo esclusivo all’esperienza umana, e che può emergere solo in condizioni particolari di rapporto. Rapporto tra creatività umane.
Da questa ricerca è nato il Metodo ANORA, che non è un metodo nel senso accademico del termine, ma uno spazio/tempo di lavoro in cui la musica non viene spiegata, ma vissuta, e in cui la formazione diventa un processo di trasformazione che coinvolge la relazione tra formatore e persona in formazione, e lo studio della risposta umana al suono anche dal punto di vista psicoacustico.
Questo lavoro, portato avanti nel tempo attraverso i laboratori, ha generato risultati concreti, non teorici: ha formato molti artisti, autori e compositori, che hanno sviluppato percorsi autoriali e realizzativi autonomi completi. Tra questi c’è anche il caso di Stefania Graziani, che da pianista è arrivata, attraverso il lavoro di formazione fatto con me, a sviluppare una propria identità artistica fino alla realizzazione di un album (HANDS), nato all’interno dell’ANORA Project, in un percorso guidato dal suo formatore, che ha partecipato anche come coautore.
Ha aperto un dialogo internazionale, come nel confronto con il Berklee College of Music di Boston attraverso il lavoro condiviso con il professor Simone Scazzocchio, che ha partecipato direttamente ai laboratori, e con il percorso editoriale che ha portato alla pubblicazione di nove libri, tra cui l’ultimo in lingua inglese, in fase di acquisizione nella library del Berklee stesso, oltre alla presenza stabile dei testi in biblioteche di Conservatori, istituti di cultura e biblioteche pubbliche.
All’interno di questo stesso percorso non sono soltanto stati formati artisti e formatori: perché nel lavoro sviluppato con il Metodo ANORA, attraverso il principio della composizione integrale, anche la dimensione realizzativa della musica, il lavoro sul suono, non è mai considerato un fatto puramente tecnico, ma parte integrante del processo creativo. Quindi non è un caso che poi abbia potuto generare percorsi professionali concreti, come nel caso di un partecipante ai laboratori, Mattia, che oggi lavora all’interno di un iconico studio di registrazione di Roma.
E questo, forse, è uno degli aspetti più significativi del lavoro svolto: nello stesso spazio formativo è stato possibile far emergere direzioni diverse, ma nate dallo stesso processo, dalla stessa ricerca sulla creatività e sull’identità artistica. Dallo stesso approccio al “suono”.
Questo percorso non è stato lineare: nel tempo ho partecipato a bandi pubblici in Conservatori e istituzioni, confrontandomi con dinamiche che molti conoscono e che fanno parte di un sistema in cui il merito non sempre è ciò che determina le scelte.
E quando questo accade, non è un problema personale, ma un danno per chi chiede formazione.
Tutto questo è stato invece riconosciuto e sostenuto nel tempo da istituzioni come la SIAE, che ci ha concesso il suo prestigioso patrocinio, l’IMAIE, l’INDIRE e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Eppure questo lavoro formativo è cresciuto fuori dai contesti istituzionali, in una dimensione indipendente, spesso invisibile, sempre radicata nel lavoro reale con le persone: proprio per questo, oggi, questo passaggio ha un significato particolare.
Il laboratorio di Direzione Artistica della Produzione Musicale, che prende forma oggi all’interno del Conservatorio, nasce proprio da questo percorso: un lavoro centrato non solo su cosa si fa, ma su come si crea, su come nasce un’idea artistica e su come si sviluppa e si porta coerentemente fino alla sua realizzazione.
Il laboratorio / masterclass presso il Conservatorio non rappresenta, quindi, un punto di arrivo, ma il momento in cui questo percorso trova una nuova forma, ancora più evoluta, all’interno di un contesto istituzionale, mantenendo però intatta la propria natura; non si tratta, cioè, di portare un “corso” dentro un Conservatorio, ma si tratta di portare un’esperienza, una ricerca e una visione della musica come linguaggio umano, come momento di relazione creativa, di ascolto, di collaborazione creativa e di costruzione dell’identità artistica personale in un contesto collettivo.
C’è anche un elemento simbolico: questo nuovo inizio avviene proprio nello stesso Conservatorio in cui, nel 2000, sono iniziati i primi laboratori. Qualcuno potrebbe pensare a un gioco del destino. Oggi quel percorso si riapre, in modo diverso, con una diversa consapevolezza costruita nel tempo.
E devo un ringraziamento sincero, per questo, al Prof Francesco Paris, coordinatore della “Scuola di Musica Elettronica e Tecnico del Suono”, che ha reso possibile la realizzazione di questo Laboratorio/Masterclass nell’ambito delle attività del Centro di Ricerca ed Elaborazione Audiovisiva.
Ripartiamo con la stessa intenzione di allora: non semplicemente capire come si fa la musica, ma scoprire se si ha davvero qualcosa da dire, e come si trova il modo di scoprirlo, tirarlo fuori e portarlo agli altri.
Il Laboratorio è aperto anche a chi non è iscritto al Conservatorio, in continuità con la dimensione aperta che ha da sempre contraddistinto il metodo ANORA. Quindi, a chi ha vissuto fino ad oggi con me questo percorso, anche solo per un tratto, voglio dire una cosa senza sentimentalismi: tutto questo è stato possibile perché c’è stato un interesse vero, perché vi capivo profondamente, perché era necessario capire le vostre difficoltà per poterle superare insieme. E tutto quello che è stato, oggi siete voi e le vostre vite artistiche e personali.
Questo nuovo laboratorio nasce in continuità con quel percorso, ma in una forma evoluta, mantenendo però intatti i princìpi e le elaborazioni necessarie da cui è nato.
Tutte le informazioni per partecipare sono nella locandina allegata a questo post.
Andiamo.”
Tutte le informazioni scrivendo a info@tonycarnevale.it

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