È il nono album di Tony Carnevale, che si riaffaccia nel mondo della discografia dopo diversi anni dedicati alla ricerca, che ha dato vita a diversi libri, ed alla formazione di giovani artisti.
Tu Che Mi Puoi Capire è stato pubblicato in versione vinile con CD in omaggio.

– Asterischi di Musiche a cura di Riccardo Storti (prima parte)
– Le Petit Monde Du Rock Progressive a cura di Louis de Ny
– Asterischi di Musiche a cura di Riccardo Storti (seconda parte)
– Rotter’s Club a cura di Giuseppe Di Spirito
– Left a cura di Roberto Biasco
– NONSOLO PROGROCK di Massimo Salari

TRACK LIST
2. Quel discorso che non abbiamo mai finito
È un brano per pianoforte e pochi altri strumenti, dove gli archi emergono come ricordi che tornano in superficie per poi immergersi di nuovo nella memoria profonda. È dedicato a una persona con cui io e molte altre persone abbiamo condiviso una profonda ricerca, un rapporto interrotto dalla sua scomparsa.
Il titolo vuole esprimere proprio questo: quel discorso che non abbiamo mai finito, un discorso fatto di continue variazioni e aggiustamenti, una ricerca senza sosta che aveva come fine, probabilmente, la ricerca stessa. A distanza di alcuni anni da quella dolorosa separazione, sento che quel rapporto, quel “discorso”, quella ricerca continua, silenziosamente, dentro di me. La musica diventa lo spazio in cui quel continuo cercare, modificando ogni volta un po’, migliorando di settimana in settimana, quello scambio incompiuto riprende vita attraverso i suoni; spunti tematici in continua variazione dinamica, un “discorso” che non ha più il suono delle parole, ma quello delle memorie che si manifestano attraverso gli strumenti musicali. Trasformare l’assenza in risonanza interna, la perdita in memoria e movimento.
Come tutto l’album, attraversa Modern Symphony, scrittura pianistica e il mio approccio espressivo-rappresentativo alla composizione.
3. Ad ogni incontro
Questo pezzo vuole rappresentare momenti di una storia collettiva.
Per anni, persone diverse si sono riunite per vivere insieme un percorso di cura, formazione, ricerca, arrivando in un certo modo…e uscendo, ogni volta, cambiate dal rapporto umano con chi guidava quell’esperienza. Un avvicinarsi in crescendo, via via sempre più “carico”, fino al rapporto con un’energia trasformativa che riarmonizza tutto. Il brano vuole esprimere proprio questo: l’energia di un incontro profondo, il suo ritmo interno, la sua capacità di far emergere parti di noi che spesso non avevamo ancora conosciuto. Le dimensioni negative che si trasformano nel rapporto con un altro essere umano, capace di comprendere il non cosciente. Attraverso contrasti orchestrali, movimenti e sospensioni, la musica prova a rappresentare quella trasformazione silenziosa che ogni incontro portava con sé. Un cambiamento che non si può spiegare con le parole.
Lo si riconosce. Lo si porta dentro. È anche una dedica personale a chi ha segnato profondamente la mia vita, ricordandomi che ogni incontro è un passaggio e un’occasione di crescita interiore. Il brano fa parte della mia idea di Composizione Integrale: tutto è stato scritto, arrangiato, orchestrato, eseguito, mixato e masterizzato da me
4. Oltre le note
È un’opera per pianoforte solo, concepita come studio sperimentale sul movimento e sull’emersione. L’idea di partenza era di esplorare se, lasciando che le mani si muovessero in un flusso continuo e organico, potessero nascere “quasi spontaneamente” elementi tematici, non direttamente dalla scrittura, ma dal gesto/movimento pianistico stesso. Il brano è diviso in tre movimenti — Adagio, Allegro, Grave — seguendo una forma tripartita in cui ogni sezione rappresenta una trasformazione del movimento e della risonanza. Il primo movimento esplora il registro medio-grave, denso e introspettivo; il secondo si sviluppa con un’energia più rapida e ritmicamente strutturata; il terzo ascende verso il registro acuto, diventando quasi onirico: sospeso e luminoso. Il titolo, Oltre le Note, riflette non solo l’idea di andare oltre ciò che è scritto, ma anche oltre ciò che può essere percepito “visivamente”, quella dimensione che emerge solo dall’ascolto, dove il suono diventa qualcosa di più della propria realtà materiale.
5. Pagine dal libro dei sogni
Quando la musica nasce come racconto interiore, memoria profonda, si rivela nel momento in cui l’immaginazione prende forma nel suono e favorisce la creazione di “immagini” in chi ascolta.
Pagine dal Libro dei Sogni vuole essere questo, un brano sinfonico di ampio respiro per pianoforte, orchestra e strumenti solisti — tra i quali violoncello, oboe e altri — ispirato a un’esperienza unica, quella dell’Analisi Collettiva.
Il pezzo si dovrebbe sfogliare come un album di “immagini interne”, memorie non visive: ogni pagina rivela un nuovo sogno, una nuova voce, un nuovo suono. Un movimento di pensieri, emozioni e identità diverse condiviso con le tante persone presenti.
Ogni sezione del brano, infatti, corrisponde simbolicamente a un sogno raccontato da una persona diversa del gruppo. A ogni nuovo sogno la musica muta — nuovi colori, nuovi timbri, nuovi movimenti — creando un flusso continuo di immagini e trasformazioni, che viene però riportato all’interno di un movimento armonico e lineare.
A un certo punto, però, questo flusso si interrompe bruscamente: un evento drammatico, la fine di un rapporto fondamentale, la scomparsa.
Rimane solo il pianoforte, che richiama in silenzio uno dei temi iniziali, come un ricordo che riaffiora elaborato in solitudine. Poco a poco “comprende” che “la storia” è finita, e si allontana, separandosi.
Resta il dolore, espresso in un momento malinconico che chiude il brano, e che rimane come esperienza indelebile.
Quest’opera vuole quindi essere una rappresentazione del suono come immagine interiore invisibile dell’essere umano: non semplici note, ma la forma udibile della memoria profonda, rivelata attraverso l’atto di condividere i sogni.
6. La vita che grida – Symphonic version
È una delle opere più significative del mio percorso.
Non è un grido di dolore, ma un inno alla vita: alla sua energia, alla sua forza rigenerativa, alla sua potenza creativa. Pubblicato originariamente nel 1995 nell’album omonimo, il brano è diventato nel tempo una sorta di manifesto personale poetico ed espressivo, capace di attraversare generazioni e generi senza perdere la propria forza comunicativa. Questa Versione Sinfonica riprende le registrazioni originali, arricchendole con una scrittura orchestrale che ne espande lo spazio emotivo mantenendo intatta l’essenza intima e umana della composizione e del suo testo. Il brano vede la partecipazione straordinaria di Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso, due figure centrali della mia vita artistica, due amici veri, due “miti” della musica progressiva italiana, la cui presenza conferisce al pezzo uno spessore umano e affettivo. La Vita che Grida è direttamente collegata al brano successivo …Al Tempo Meravigliosamente Perso Insieme: insieme costituiscono una piccola suite in due movimenti, pensata come un’unica opera espressiva in continuità. La versione originale è stata inclusa nell’enciclopedia L’Italia del Rock (La Repubblica), storica raccolta dedicata alla musica progressive e al Rock italiano.
Dal libretto originale della prima versione:
“Il grido del bambino.
L’orgasmo.
Il nuovo pensiero.
Portala con te questa vita che grida.”
“Forse non esistono parole adatte per descrivere il significato di questo brano: incarna la vita stessa in tutte le sue forme infinite, la sua forza e la sua fragilità, gli assalti continui che la stupidità e la violenza infliggono all’immaginazione ogni giorno, e la risposta emotiva di chi non si arrende, di chi continua a credere nella bellezza e nella trasformazione.”
La Vita che Grida (testo)
Sbatte nei perché questa vita che grida
e un colpo è una ferita,
spalle contro al muro guarda dritto a te,
non perdere la sfida.
Quanto durerà quella linea infinita
che ti confonde il volo?
Segui quella scia di un airone che migra,
che cerca quello che non ha,
la terra che non ha.
Racconterà di sé
a un cielo che già sa
che un altro giorno verrà.
Portala con te questa vita che grida,
che cerca un’altra riva,
che non cede mai a una notte sbagliata
ma ha il sole tra le dita.
Sole che verrà a incendiarti la vita
con tutto il suo calore,
donna che sarà una vita che grida
e come un’onda crescerà,
e mare si farà,
e parlerà di te,
di un uomo che già sa
che un altro giorno verrà,
in questa vita che grida, che grida, che grida.
Portala con te, questa vita che grida.
7. …al tempo meravigliosamente perso insieme
Un’improvvisazione conclusiva al pianoforte, intima, riflessiva e piena di memoria. Guarda indietro a un bellissimo legame umano e artistico, collegato a La Vita che Grida e ai miei amici Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso. Il titolo stesso nasce da una frase che Francesco mi scrisse una volta in una dedica personale. Insieme a La Vita che Grida (Versione Sinfonica), questo brano forma una sorta di piccola suite: due movimenti collegati che si rispecchiano per emozione e prospettiva, uno sinfonico e collettivo, l’altro solitario. Il brano richiama un momento della mia giovinezza, quando a quattordici anni scoprii la loro musica — in particolare il brano Non Mi Rompete, scritto da Francesco — mentre vivevo il mio primo amore. Quella musica e quell’emozione divennero una cosa sola, formando un unico ricordo che non mi ha mai lasciato. Verso la fine, il pianoforte cita spontaneamente il tema di Non Mi Rompete, come se affiorasse naturalmente dall’improvvisazione stessa: una breve apparizione che sembra un incontro attraverso il tempo, tra memoria e creazione. Questa traccia finale è insieme un ricordo e un dialogo con il passato: un epilogo calmo che unisce il significato personale, musicale e umano de La Vita che Grida.
TU CHE MI PUOI CAPIRE
Si tratta di un disco particolare, dove il movimento espressivo di fondo è legato alle separazioni, sia quelle da rapporti “dissonanti”, che quelle legate ad eventi naturali, ed alle conseguenti memorie che si posano nel profondo a seguito di tali separazioni. È un disco con tante dediche, scritte nel retro di copertina, alcune a persone che non ci sono più, altre a persone dalle quali ci si è separati ma delle quali si conserva una memoria affettiva e indelebile. È quindi anche un lavoro di ricreazione di tali memorie; da qui, anche la scelta del vinile, per ricreare, appunto, anche quei momenti magici in cui, da adolescenti degli anni 70, ci si metteva in fila davanti ai negozi di dischi perché era uscito un disco nuovo. Poi magari se ne comprava uno solo, e si correva a casa di chi aveva “lo stereo” migliore, per ascoltare insieme.”
(Tony Carnevale)
Proprio questo “ascoltare insieme” è stato uno degli elementi formativi dell’autore, che lo ha portato addirittura a costruire, su questa esperienza di ascolto collettivo, uno dei punti cardine dei Laboratori di Musica Originale – che vantano il prestigioso patrocinio della SIAE e il sostegno dell’IMAIE – che dirige ormai da ventitré anni. Questa idea si lega anche, più profondamente, ad un approccio alla musica più legato all’ascolto, in un momento storico nel quale la visione tende a prevalere, a causa della priorità che ha acquisito l’attività performativa a discapito del senso profondo dei suoni: troppo spesso le persone vanno a “vedere” un concerto, più che a “sentire”, nel senso più profondo del termine.
Forse è proprio questo il momento di proporre una riconquista dell’ascoltare insieme, di vivere un’esperienza collettiva di reazioni emozionali, di scambio “a caldo” di sensazioni, di vissuto affettivo.
(Tony Carnevale)
E magari, quando possibile, farci raccontare il senso del lavoro dall’autore, il suo vissuto personale ed affettivo, le memorie, gli aneddoti, la verità sui suoni che ha scelto per stabilire una relazione emozionale con altri esseri umani.
“Sentire” insieme.
“Ma è anche un lavoro che si lega al movimento, un ritorno alle esperienze fatte quando scrivevo per il movimento umano, per la danza. Non a caso, in copertina c’è una danzatrice su un pianoforte, un’immagine femminile che può creare movimenti visibili con il proprio corpo, rapportandosi creativamente ai movimenti invisibili dei suoni. Tu Che Mi Puoi Capire, è una frase con tante possibili interpretazioni: tu, in quanto “essere umano”, hai la possibilità di capire; ma è anche una possibile dedica a chi è in grado di capire cosa esprimono i suoni, o solo a chi è in grado di “capire” questi “suoni”, scelti per questo lavoro. Oppure, ancora, tu che puoi capire il lavoro che c’è dietro queste forme espressive, l’entusiasmo e la fatica, la gioia e l’insoddisfazione che deriva dal voler sempre fare meglio. E non ultimo, anche chi può capire perché si lascia semplicemente andare all’ascolto, senza pregiudizi di genere, senza “aspettarsi” qualcosa di predeterminato.”
(Tony Carnevale)
Dal punto di vista più specificamente musicale, è un progetto particolare, completamente realizzato dall’autore, stampato su vinile, ma con un CD omaggio inserito nella confezione, per soddisfare tutte le esigenze di ascolto. Oltre ai diversi brani per orchestra, contiene anche una piccola sonata per pianoforte solo, ed un omaggio a Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco: una versione sinfonica del già noto brano La vita che grida, edito nell’omonimo album del 1995, realizzato in forma di mini Suite per violoncello solo, pianoforte, orchestra e band. Il lavoro, come altri precedenti album dell’autore, si caratterizza, dal punto di vista compositivo, per la presenza di diversi codici linguistici e per la libertà formale, ed ha come sottotitolo Immagini per Pianoforte e Orchestra: questo ci propone un’idea di suono come “immagine” interna dell’essere umano, legandosi a tutta la ricerca che l’autore ha condotto per anni, pubblicata in diversi libri, tra i quali è importante segnalare il più recente Oltre le note, titolo che ritroviamo anche in uno dei brani di questo nuovo disco.
“Il sottotitolo si lega a tutta una ricerca personale che vuole proporre la musica come “esperienza psichica”, il “suono”, come immagine psichica: quando si sogna e si formano le immagini dal nostro non cosciente, si “sentono” suoni senza che ci sia la percezione fisica. Questo vuol dire che il “suono”, a livello mentale, è un’immagine. E poi c’è la “risonanza”, la reazione creativa di chi ascolta, che crea una nuova “immagine” dentro di sé, un vissuto psichico, stimolato dai suoni, da un’altra creatività umana.
Tu Che Mi Puoi Capire, …ascolta.”
(Tony Carnevale)

| Tracklist vinyl version | |
| Side A: | |
| 1. Il suono della tua voce | (4:09 – ITDH22200017) |
| 2. Quel discorso che non abbiamo mai finito | (4:23 – ITDH22200018) |
| 3. Ad ogni incontro | (3:52 – ITDH22200019) |
| 4. Oltre le note | (5:53 – ITDH22200020) |
| Side B: | |
| 1.. Pagine dal libro dei sogni | (9:00 – ITDH22200021) |
| 2 .. La vita che grida – Symphonic version | (6:45 – ITDH22200022) |
| 3. . …al tempo meravigliosamente perso insieme | (2:21 – ITDH22200023) |
| Durata totale: | 36:23 |
| Tracklist CD version | |
| 1. Il suono della tua voce | (4:09 – ITDH22200017) |
| 2. Quel discorso che non abbiamo mai finito | (4:23 – ITDH22200018) |
| 3. Ad ogni incontro | (3:52 – ITDH22200019) |
| 4. Oltre le note – 1st Movement | (5:53 – ITDH22200020) |
| 5. Oltre le note – 2nd Movement | (5:53 – ITDH22200020) |
| 6. Oltre le note – 3dh Movement | (5:53 – ITDH22200020) |
| 7. Pagine dal libro dei sogni | (9:00 – ITDH22200021) |
| 8. La vita che grida – Symphonic version | (6:45 – ITDH22200022) |
| 9. …al tempo meravigliosamente perso insieme | (2:21 – ITDH22200023) |
| Durata totale: | 36:23 |
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